destinazioni slow
la proposta simtur di un patto con l'Italia "minore"
la lentezza come paradigma di sviluppo possibile
Destinazioni slow è un quadro di valori e, insieme, un modello di sostenibilità del turismo che fa perno sulle comunità locali, sulla dimensione dolce di provincia e sulle eccellenze rurali e produttive
L’entroterra è per gli autori il tessuto ideale per rigenerare esperienze di comunità che restituiscano senso di appartenenza e di prospettiva, contribuendo allo sviluppo locale e regionale, nonché alla competitività dell’intera offerta turistica nazionale
Il modello strategico delle destinazioni slow intende generare - campanile per campanile - filiere integrate di servizi per residenti e visitatori, “a emozione aggiunta“. E intende accompagnarle nella proiezione sui mercati, anche attraverso la qualificazione offerta da un claim etico (in via di definizione presso UNI - Ente Italiano per la normazione)
destinazioni slow
Invertire lo sguardo e guardare l’Italia dai margini
L'Italia del turismo continua a vivere di rendita di posizione. Con il risultato che la spinge a competere con due soli prodotti turistici, entrambi maturi: il segmento balneare - stagionale per definizione - e quello delle città d'arte, che produce overtourism.
Dall'Indagine sul turismo internazionale dell'Italia contenuta nel XXVI Rapporto sul Turismo Italiano emerge uno scenario impressionante: il 70% dei turisti stranieri spinti da motivazioni di viaggio culturali si concentra nell’1% del territorio nazionale.
Fuori dalle mete più celebrate dai cataloghi dell'offerta, c'è un'Italia che viene ostinatamente considerata "minore", che si spopola e attraversa l'inverno demografico vedendo chiudere botteghe artigiane e piccoli commercianti. Ovvero l'ossatura dell'Italia più vera e autentica. Che paradossalmente è anche quella più amata e desiderata dai visitatori di tutto il mondo.
Possiamo fare qualcosa, insieme, per arrestare il declino?


