La tua destinazione non ha bisogno di promozione ma di organizzazione

Il Novecento è finito da un quarto di secolo. Eppure ci sono modelli economici e strategie che resistono come se nulla fosse cambiato. È il caso del turismo di massa, concentrato su parametri quantitativi (arrivi, presenze, fatturato) mentre nessuna persona intende più essere trattata come un numero...

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Frequently Asked Questions

L'economia dei visitatori in pillole

  • Esiste una definizione univoca di economia dei visitatori?

    Non ancora, siamo spiacenti.

    Pensare nei termini di “economia dei visitatori” significa incoraggiare a tenere conto di uno spettro di attività economiche molto più ampio di quello tradizionalmente inteso come “turismo ed eventi“.

    Ad offrire lo spunto è stato il World Travel and Tourism Council (WTTC), che ha immaginato di valutare «qualsiasi attività economica diretta, indiretta e indotta risultante dalle interazioni dei visitatori con una destinazione, al di fuori del loro ambiente abituale», ovvero il vantaggio economico dell’attività dei visitatori non soltanto strettamente connessa alla spesa turistica ma in un senso molto più ampio.<br />

    In estrema sintesi, è visitatore chiunque aggiunga valore con la sua permanenza nei luoghi. o semplicemente attraversandoli, fruendo dei servizi e comportandosi da consumatore…

  • Perché ragionare di “turismo” non è più sufficiente?

    Il Novecento è stato il secolo della produzione di massa, della distribuzione di massa, del consumo di massa e della comunicazione di massa: poteva produrre un turismo che non fosse di massa?

    Ora però quel secolo è finito (da 25 anni!) e le persone non desiderano essere considerate come numeri, come obiettivi, come algida statistica che gratifica gli attrattori o come oggetto di ricerca di standard.

    L’economia dei visitatori incoraggia le destinazioni ad assumere la centralità delle persone come riferimento per orientare le proprie policy, operando nel verso di una crescita in valore piuttosto che in volume.

  • Chi sono i visitatori? In cosa sarebbero diversi dai turisti?

    Per decenni ci si è preoccupati di definire una differenza tra turisti e viaggiatori, oppure tra turisti ed escursionisti. Naturale che così fosse, visto che gli unici parametri ritenuti importanti erano quantitativi: quanti arrivi, quante presenze e con quale spesa media (i più raffinati indagavano anche la permanenza media).

    L’economia dei visitatori è un’analisi socioeconomica molto più profonda e raffinata della semplice osservazione dell’industria del turismo, perché si estende alle interazioni tra i visitatori e luoghi, valutando tutti gli effetti diretti, indiretti e indotti che ne risultano innescati: i visitatori sono turisti convenzionali che decidono di soggiornare nel territorio, ma anche escursionisti che trascorrono la giornata facendo shopping o visitando un museo o una mostra, e il termine si applica anche a viaggiatori d’affari, partecipanti ai congressi e cittadini temporanei che studiano fuori sede oppure lavorano o vivono per un periodo limitato come lavoratori, pendolari, persone in visita a familiari, parenti che si prendono cura di malati negli ospedali, ecc.

  • Ma… fatemi capire: perché dovrei cambiare prospettiva?

    Ogni cambiamento alimenta la complessità, quindi resistere è spontaneo. Ma per iniziare a comprendere le opportunità che si presentano, si inizi dal considerare che i visitatori:

    • riempiono di vita le strade e le piazze, contribuendo anche a renderle più piacevoli e più sicure;
    • inducono investimenti in infrastrutture, attrazioni e servizi di cui beneficiano anche i residenti;
    • potenziano i luoghi e rafforzano la loro situazione economica e commerciale, generando connessioni di valore;
    • migliorano lo status delle località in termini di reputazione, come centri di ricerca e luoghi di scambio scientifico, rafforzando talenti e competenze locali;
    • creano opportunità occupazionali per individui di ogni livello di competenza;
    • significano una maggiore diversità e arricchiscono la vita trasferendo talenti, idee, una ricchezza di competenze linguistiche, influenze culturali e innovative mentalità imprenditoriali;
    • aiutano a identificare i punti critici e i motivi di debolezza dei luoghi, favorendone lo sviluppo grazie alla loro “speciale” prospettiva esterna;
    • sono – una volta partiti o trasferiti – i migliori ambasciatori delle qualità caratteristiche dei luoghi;
    • rappresentano una componente fortemente integrante dello sviluppo locale.
  • Quali vantaggi promette questa innovazione?

    Sono davvero numerosi. Per provare a rispondere molto stringatamente, potremmo dire che:

    • iniziare a considerare il valore indotto e indiretto delle persone in movimento consente di assumere consapevolezza del peso reale del settore nella produzione di ricchezza e prosperità, ampliando la platea degli interessati e diffondendo maggiormente i benefici;
    • stabilire relazioni “human to human“, ovvero aumentare le interrelazioni tra comunità locale e ospiti fa bene. Fa bene ai luoghi, ai paesaggi, alle persone, all’ambiente, alla qualità della vita;
    • le aspettative dei visitatori si sommano alle esigenze dei residenti nel disegnare il presente e il futuro di un territorio, co-generando una domanda di accessibilità, fruibilità, mobilità e servizi che deve trovare risposte in termini di qualità della vita, per tutti.
  • Chi sono i promotori dell’economia dei visitatori?

    L’iniziativa di declinare negli ampi e plurali territori italiani l’approccio anglosassone della visitor economy nasce da una visione di Federico Massimo Ceschin, che l’ha trasformata in oggetto di ricerca interdisciplinare nel tempo delle restrizioni di Covid-19.

    Con l’adesione di alcuni territori pilota («piccole patrie»), è iniziata la sperimentazione sul campo, coinvolgendo dapprima gli associati dell’ecosistema professionale simtur e – successivamente – i membri del comitato scientifico stcc / sustainable tourism competence center

    Dal 2022, la codifica del modello è avvenuta nell’ambito di turismica, il think tank strategico che accompagna territori e destinazioni nella transizione dal turismo di massa all’economia dei visitatori.

  • Come posso attivarmi, proporre un progetto pilota o diventare partner?

    Ne saremmo lieti e lusingati.

    Visita la sezione dedicata alle partnership dell’ecosistema simtur per valutare l’avvio di una possibile relazione fertile, ricca di infiniti motivi di connessione.

    E se vuoi comprendere come attivarti nel tuo territorio, visita labtur.it e non es itare ad entrare in contatto!

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Il libro offre un inquadramento teorico e metodologico dei principali modelli dell’economia dei visitatori (“visitor economy"), nella ricerca di andare oltre le definizioni e stimolare una piena applicazione alle politiche di destinazione, tanto del “Bel Paese” quanto dei suoi territori ampi e plurali.

Si espongono le basi teoriche per condividere con i lettori un impianto culturale e una visione di lungo periodo, senza pretendere un passivo assorbimento ma – piuttosto spostando l’attenzione su casi concreti e su leve e strumenti che possono essere applicati efficacemente,

Grazie alle analisi del sustainable tourism competence center,è stato possibile per l’autore fare ricorso a discipline come l’ingegneria dei trasporti, l’economia comportamentale, la teoria delle decisioni, la teoria delle reti, la teoria della scelta discreta, l’economia circolare e altri approcci che traghettano il volume oltre i confini della tradizionale letteratura dei fenomeni turistici

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