le azioni di assistenza tecnica
perché ripartire dalla terra?
La terra conserva la memoria e l'identità dei territori ampi e plurali del Bel Paese: culture, lingue e vicende storiche si sono stratificate nel tempo, diventando monumenti, opere d’arte e d’intelletto che costituiscono l’eccellenza del Made in Italy nell’agricoltura, nell’artigianato, nel design e nella manifattura.
Ovvero proprio gli elementi che maggiormente contribuiscono alla qualità della vita, alla coesione sociale e a disegnare scenari di prosperità per le comunità locali. Ma anche elementi che si pongono al centro della domanda dei visitatori di tutto il mondo, che ambiscono a vivere l'italianità più autentica, viva e vibrante
Ovvero proprio gli elementi che maggiormente contribuiscono alla qualità della vita, alla coesione sociale e a disegnare scenari di prosperità per le comunità locali. Ma anche elementi che si pongono al centro della domanda dei visitatori di tutto il mondo, che ambiscono a vivere l'italianità più autentica, viva e vibrante
perché scegliere il cibo come leva di sviluppo e coesione?
Ogni località si contraddistingue per alcune peculiarità culturali, produttive, territoriali, storiche, paesaggistiche o spirituali che gli consentono di essere riconoscibile e identificabile nel mondo ed essere - per una o più di queste caratteristiche - visitato o conosciuto dai visitatori.
Queste peculiarità rappresentano un biglietto da visita fondamentale e possono costituire un'importante risorsa economica. L’Italia, forse più di qualunque altro paese, è portatrice di tesori culturali, storici e paesaggistici che sono identificativi della ricchezza di un patrimonio complessivo unico e inimitabile, come la sua cucina. Oltre la pasta e la pizza, la ricchezza e la agrobidiversitò del cibo italiano va ben oltre, racchiudendo centinaia di culture diverse, da nord a sud, costituite ancora oggi da tradizioni e piatti che si identificano con la storia di ogni singolo Comune e che celebrano e raccontano la storia delle comunità che li abitano.
Il cibo, in poche parole, è un vero e propria ambasciatore del made in Italy nel mondo, dello stile di vita italiano fondato sulla convivialità, ed è anche ambasciatore di sostenibilità
Queste peculiarità rappresentano un biglietto da visita fondamentale e possono costituire un'importante risorsa economica. L’Italia, forse più di qualunque altro paese, è portatrice di tesori culturali, storici e paesaggistici che sono identificativi della ricchezza di un patrimonio complessivo unico e inimitabile, come la sua cucina. Oltre la pasta e la pizza, la ricchezza e la agrobidiversitò del cibo italiano va ben oltre, racchiudendo centinaia di culture diverse, da nord a sud, costituite ancora oggi da tradizioni e piatti che si identificano con la storia di ogni singolo Comune e che celebrano e raccontano la storia delle comunità che li abitano.
Il cibo, in poche parole, è un vero e propria ambasciatore del made in Italy nel mondo, dello stile di vita italiano fondato sulla convivialità, ed è anche ambasciatore di sostenibilità
comunità del cibo e della biodiversità
Le “comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare” sono realtà territoriali istituite per promuovere la salvaguardia della biodiversità autoctona e delle tradizioni agricole..
Possono essere protagonisti della sua istituzione e gestione soggetti di estrazione diversa, accomunati dalla volontà di svolgere un ruolo attivo nel sistema agricolo o nell’enogastronomia locale.
Una comunità può infatti essere costituita da aziende agricole, ristoratori, agricoltori e allevatori custodi, artigiani del cibo, gruppi di acquisto solidale, istituzioni, università, centri di ricerca, associazioni per la tutela della biodiversità, esercizi commerciali, scuole, mense scolastiche e persino ospedali
La Legge 194 del 1 dicembre 2015 definisce le caratteristiche di una “comunità” e gli obiettivi che può prefiggersi nel corso della sua attività. Tra questi figurano lo studio e la trasmissione di conoscenze sulle risorse genetiche autoctone, l’avvio di filiere corte, la diffusione di sistemi colturali a basso impatto ambientale, il recupero del sapere agricolo tradizionale anche applicato alla selezione naturale delle sementi e la realizzazione di orti didattici o urbani
Nell'economia dei visitatori, le "comunità" sono al centro di ogni azione, insieme alla terra, al cibo, all'etica, al necessario patto tra le generazioni, nonché della cultura dell'accoglienza e dell'ospitalità
Una comunità può infatti essere costituita da aziende agricole, ristoratori, agricoltori e allevatori custodi, artigiani del cibo, gruppi di acquisto solidale, istituzioni, università, centri di ricerca, associazioni per la tutela della biodiversità, esercizi commerciali, scuole, mense scolastiche e persino ospedali
La Legge 194 del 1 dicembre 2015 definisce le caratteristiche di una “comunità” e gli obiettivi che può prefiggersi nel corso della sua attività. Tra questi figurano lo studio e la trasmissione di conoscenze sulle risorse genetiche autoctone, l’avvio di filiere corte, la diffusione di sistemi colturali a basso impatto ambientale, il recupero del sapere agricolo tradizionale anche applicato alla selezione naturale delle sementi e la realizzazione di orti didattici o urbani
Nell'economia dei visitatori, le "comunità" sono al centro di ogni azione, insieme alla terra, al cibo, all'etica, al necessario patto tra le generazioni, nonché della cultura dell'accoglienza e dell'ospitalità
rurability | rinascimento rurale
Le rivendicazioni verso un’alimentazione più sana, le campagne ecologiche di recupero dell’ambiente e delle produzioni di piccola scala, portano ad un movimento di recupero e valorizzazione della cultura e della società locale e alla riorganizzazione delle politiche di sostegno all'agricoltura volte alla produzione di alimenti, ma anche di paesaggio. I cittadini chiedono interventi pubblici più efficaci in difesa dei beni comuni e nuovi servizi relativi all’ambiente, al paesaggio e alla qualità della vita
La diversità, intesa in termini di agrobiodiversità, di paesaggio e di patrimonio storico, ma anche come opposizione all’omologazione dei modi di vita e di consumo, diventa elemento fondamentale della rinascita della ruralità
Il nuovo concetto di rurale si inserisce nel discorso più ampio dello sviluppo locale basato sulla valorizzazione delle risorse endogene e delle specificità territoriali, che punta alla conservazione della complessità ambientale, economica, sociale, e dell’equilibrio tra i luoghi.
All’interno di una logica ambientale, nella quale uomo e ambiente partecipano in maniera integrata allo stesso processo evolutivo, l’opposizione tra città, campagna o aree urbane e periferiche si dissolve, i due termini si fondono e si integrano nel concetto più ampio di territorio o di bioregione, in cui ambiente naturale e costruito acquistano l’unitarietà di un sistema capace di autoregolazione, in cui lo sviluppo rurale non è possibile senza quello urbano e viceversa
Si assiste così ad un rinascimento rurale che non scaturisce da modelli produttivisti ma piuttosto sulla costituzione di nuove forme ecosociali, verso un rurale caratterizzato dalla dimensione territoriale e non più settoriale: è un mondo rurale in cui l’agricoltore è soltanto uno degli attori, ma è il protagonista che contribuisce a dare la sua impronta al paesaggio rurale di cui tutti beneficiano, offrendo alla popolazione cittadina altri servizi come quelli del turismo, del benessere, dello svago, dell’intrattenimento, dell’artigianato, del contatto con la natura e di una sana economia delle relazioni.
La valorizzazione del rurale passa da una visione che lo identificava come spazio di produzione di beni materiali ad una che lo riconosce come fonte di beni simbolici, in grado di alimentare e risignificare una nuova domanda economica e sociale
La natura, da questo punto di vista, diventa la base su cui si fonda la nuova nozione di rurale che permea la visione di lungo periodo promossa dal Patto rurale europeo/strong>
Ed è propriamente in questo contesto, di grande trasformazione degli scambi tra mondo rurale e mondo urbano – di fronte ad una crescente spinta di reinterpretare l’integrazione sociale ed economica tra le persone e tra i contesti territoriali ampi e plurali del Bel Paese – che ai avverte l’urgenza di una ridefinizione del rapporto città/campagna, che la piattaforma rurability interpreta e propone come nuovo patto città/campagna., fondato sul manifesto di valori BioSlow e sul manifesto del turismo rurale
La diversità, intesa in termini di agrobiodiversità, di paesaggio e di patrimonio storico, ma anche come opposizione all’omologazione dei modi di vita e di consumo, diventa elemento fondamentale della rinascita della ruralità
Il nuovo concetto di rurale si inserisce nel discorso più ampio dello sviluppo locale basato sulla valorizzazione delle risorse endogene e delle specificità territoriali, che punta alla conservazione della complessità ambientale, economica, sociale, e dell’equilibrio tra i luoghi.
All’interno di una logica ambientale, nella quale uomo e ambiente partecipano in maniera integrata allo stesso processo evolutivo, l’opposizione tra città, campagna o aree urbane e periferiche si dissolve, i due termini si fondono e si integrano nel concetto più ampio di territorio o di bioregione, in cui ambiente naturale e costruito acquistano l’unitarietà di un sistema capace di autoregolazione, in cui lo sviluppo rurale non è possibile senza quello urbano e viceversa
Si assiste così ad un rinascimento rurale che non scaturisce da modelli produttivisti ma piuttosto sulla costituzione di nuove forme ecosociali, verso un rurale caratterizzato dalla dimensione territoriale e non più settoriale: è un mondo rurale in cui l’agricoltore è soltanto uno degli attori, ma è il protagonista che contribuisce a dare la sua impronta al paesaggio rurale di cui tutti beneficiano, offrendo alla popolazione cittadina altri servizi come quelli del turismo, del benessere, dello svago, dell’intrattenimento, dell’artigianato, del contatto con la natura e di una sana economia delle relazioni.
La valorizzazione del rurale passa da una visione che lo identificava come spazio di produzione di beni materiali ad una che lo riconosce come fonte di beni simbolici, in grado di alimentare e risignificare una nuova domanda economica e sociale
La natura, da questo punto di vista, diventa la base su cui si fonda la nuova nozione di rurale che permea la visione di lungo periodo promossa dal Patto rurale europeo/strong>
Ed è propriamente in questo contesto, di grande trasformazione degli scambi tra mondo rurale e mondo urbano – di fronte ad una crescente spinta di reinterpretare l’integrazione sociale ed economica tra le persone e tra i contesti territoriali ampi e plurali del Bel Paese – che ai avverte l’urgenza di una ridefinizione del rapporto città/campagna, che la piattaforma rurability interpreta e propone come nuovo patto città/campagna., fondato sul manifesto di valori BioSlow e sul manifesto del turismo rurale
concetti chiave

Brand
simtur
territori
città, zone rurali e aree interne
descrizione
Assistenza tecnica per il riconoscimento di paesaggi rurali storici e comunità del cibo e della biodiversità
consegne
riconoscimento ministeriale e istituzione della comunità del cibo

